Pet Shop Boys @ The Paramount, Seattle

Seattle, Washington, 6 novembre 2006 – dal nostro inviato

"This is the gayest concert I’ve ever seen!"

I Pet Shop Boys hanno deciso di far visita al nordovest del Pacifico dopo un pacco di anni. La recente rinascita di una scena elettronica da queste parti ha fatto in maniera che gruppi come I Ragazzi Del Negozio Di Peti siano di nuovo merce ricercata e svago sofisticato.

Ma ricercati da chi, esattamente? Quando ho detto ad un mio collega che andavo a vedere questo concerto, il ventiduenne mi ha guardato un po’ di traverso e mi ha chiesto "Vai a vedere… chi?" Dopo aver spiegato al ragazzo chi e cosa, mi sono posto la seguente domanda: "Se la maggior parte della gente qui non ha idea (o memoria) di questo gruppo per ragioni di eta’ o semplicemente di inculturalita’, qual’e’ il target market?"

La risposta e’ piuttosto ovvia, considerndo la composizione sociale di Seattle: omosessuali.

L’area da queste parti e’ piuttosto liberale, al confronto con il resto degli Stati Uniti, e dunque attira una percentuale di stili di vita alternativi piu’ elevata del normale, paragonabile in qualche maniera con la scena di San Francisco.

Apparentemente questi gioviali ragazzotti hanno una spiccata preferenza per Britney Spears, Christina Aguilera, Madonna ed i Pet Shop Boys. Non chiedetemi perche’ o percome, ma questi sono i risultati di un sondaggio condotto dal vostro inviato. Neil Tennant e’ praticamente un dio minore per la comunita’ gay.

Il concerto e’ al Paramount, probabilmente la sala da concerti piu’ raffinata di Seattle, dove si va all’opera, ecc… Ci sembra una scelta un po’ strana per un concerto pop, ma non e’ che ci lamentiamo, visto che un nostro amico ci procura un paio di biglietti "speciali". Tali biglietti ci danno due posti centrali sul loggione, accesso al privee ed ingressi privilegiati saltando tutte le file. Perfetto. Un evento degno di un rappresentante di Kondoria, il quale, per onorare la serata, decide inavvertitamente di sfoggiare un rigato color cioccolato di Hugo Boss con stivali da cowboy.

Un ulteriore sondaggio informale condotto alla fine della serata confermera’ lo sventurato che Hugo Boss + stivaloni = un sacco di "amici" con fini ulteriori.

Ma veniamo al concerto.

Lo stage e’ vuoto, eccetto per una tomografia assiale di un cervello umano alta sei metri.

Un’aria operistica inizia a suonare e la tomografia viene rimpiazzata da due silohuettes dalle quali escono tre serie di Pet Shop Boys. Ogni serie e’ vestita nella stessa maniera e rispettivamente sono i coristi, i ballerini e, finalmente, Neil Tennant e Chris Lowe.

Dal sistema audio (finalmente decente) partono a 110 dB le note spudoratamente kraftwerkiane di Psychological con Lowe che approccia la solitaria tastiera+monitor alla destra del palco e Tennant sulla sinistra mentre psicanalizza uno sventurato corista.

Il pubblico apprezza. Molto.

E’ interessante notare quanto la musica dei PSB sia infuenzata dai Kraftwerk in questi ultimi anni. Persino Time On My Hands, dopo un inizio che ricorda un sacco River Of Stones degli Einstein Kafe’, si tuffa in un rigoroso quattro quarti teutonico con tutte le atmosfere scure e umide tipiche dei quattro (tre, adesso) ganzi mitteleuropei.

Ah, si. Il concerto. Dopo un paio di tracks, Neil Tennant finalmente si rivolge al pubblico con: "Thank you and welcome to an evening of electronic entertainment". Perche’ questo e’ esattamente il punto di questa serata: non e’ un concerto pop, non e’ una performance di danza moderna, non e’ un happening multimediale. E’ semplicemente una sequenza di musica e danza assemblata con un bel po’ di buon gusto.

E un pacco di gay.

Non so se sono riuscito a presentare la situazione correttamente, ma gli eterosessuali nella platea (e sul palco) si contano sulle dita di un paio di mani.

Canzone dopo canzone, la serata prosegue e, dopo un’oretta, arriva l’intervallo.

 

 

Avete capito bene, l’intervallo. Proprio come in teatro o ai cinema di una volta. Lasciamo i nostri posti e ci dirigiamo verso il Paramount Club, ritrovo privato per i possessori dei biglietti speciali, dove il sottoscritto si gargarizza un Mojito e del succulento formaggio francese

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